L’incontro con i senza dimora e gli operatori del centro: «Lavoriamo su spazi per l’accoglienza delle donne e case autogestite per facilitare il reinserimento»

PESARO – Porta le paste ma per una sera toglie i video e la diretta social. Nella terza cena in famiglia Matteo Ricci bussa a Casa Mariolina, la struttura pesarese di via dell’Acquedotto che dà un rifugio ai senzatetto. L’invito al presidente, accompagnato da Luca Bartolucci, parte dai volontari della struttura. I ‘missionari’ di solidarietà, che a turno si dedicano all’ospitalità. «Siamo un centinaio di operatori - spiega Claudia Vanzolini - Ci alterniamo a turno. Ogni giorno tre si dedicano alla cena, uno si ferma per fare la notte. Le necessità crescono, così come i bisogni». La conferma arriva dalle storie di umanità che si mischiano al tavolo, sospese tra fragilità e speranze. C’è chi ha messo da parte i sogni. Qualcuno invece fa progetti, sogna il riscatto, accennando a barzellette e sfottò calcistici, come momentanea evasione. Sullo sfondo resta il dramma sociale ma anche il credo degli operatori: «I problemi? Sono tanti. Però c’è un filo conduttore: alla fine siamo tutti fratelli. E la condivisione è un’esperienza che arricchisce». Gli ospiti si confessano, senza maschera, cogliendo l’occasione inusuale. Si attendeva una «serata tosta». Alla fine, il presidente commenta così: «La povertà estrema raccontata da chi la vive è un pugno nello stomaco. Siamo qui per ascoltare. Non abbiamo ovviamente la bacchetta magica, ci sono casi molto diversi tra loro. Sono cambiati i bisogni, i Comuni hanno molto meno fondi rispetto al passato. Ora più che mai serve agire con il privato sociale se si vuole allargare la gamma dei servizi». Va avanti il presidente: «Gli operatori di Casa Mariolina fanno un lavoro straordinario e vanno ringraziati per il loro esempio. Così come tutte le altre encomiabili realtà della provincia». Nel quadro delle problematiche, dopo la cena, si mettono in fila le priorità perché «c’è la volontà di contribuire e accompagnare alcune idee fattibili». In primis: «Promuovere uno spazio dedicato alle donne, che ancora manca in città. Magari utilizzando la casa dell’ex Benvenuto Fratello, anche per permanenze un po’ più lunghe rispetto a Casa Mariolina (10 giorni ogni 4 mesi, ndr)». Non solo: «Sperimentare strade nuove. Come appartamenti autogestiti, messi a disposizione ad associazioni e operatori da imprese edili a prezzi calmierati. Così si potrebbero agevolare percorsi di maggiore autonomia e indipendenza. Sarebbe la seconda fase della pronta accoglienza». Infine: «Lavorare sulla creazione in città di uno spazio diurno per i senza fissa dimora. Non è facile ma ci proveremo». La conclusione è che «dobbiamo tutti sforzarci per fare ancora di più. Sia il pubblico che il privato. E la motivazione a migliorare arriva anche dall’impegno dei volontari di Casa Mariolina. Con loro ci rivedremo ancora». (f.n.)

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